31 Commenti
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Avatar di Gabriella Galzio

Gentile Lavinia, nemmeno io mi sento rappresentata, e anch'io auspico una democrazia dal basso, e anch'io penso che si fa politica nella società civile, in modo assiduo e quotidiano, ma il voto è uno strumento che abbiamo in ambito istituzionale, che non esclude la ben più importante politica attiva dal basso, fuori o dentro le istituzioni. Oggi per me quel voto non è una delega a rappresentarmi, ma uno strumento per porre un argine a un regime strisciante: mai come oggi si sta attentando alla Costituzione, con un premierato, l'asservimento della magistratura all'esecutivo e l' autonomia differenziata. Questo governo di destra ha emesso decreti legge a raffica, scardinando l' ordinamento giuridico per garantire l', impunità a una classe politica corrotta. La storia, inoltre, insegna che le crisi del capitalismo hanno prodotto regimi totalitari. In più questa destra reazionaria è anche quanto di più oscurantista sotto il profilo dei diritti civili. Insomma qui c'è un salto di livello antropologico che va scongiurato. Non è il solito "turiamoci il naso". E va riconosciuto. Non mi illudo che il mio voto possa incidere sulla politica estera, poiché siamo un protettorato statunitense; e non abbiamo un Sanchez ma un Crosetto, un mercante d'armi mascherato da ministro della difesa. Ma almeno sul piano della politica interna non voglio permettere alle Meloni, ai Nordio, ai Valditara, alle Roccella ecc. di riportarci indietro di mezzo secolo. Pertanto, la prego di vagliare nuovamente la sua scelta, la ringrazio dell'attenzione, Gabriella Galzio

Avatar di Lavinia Marchetti

Il mio dissenso riguarda il passaggio che trasforma l’emergenza in obbligo elettorale permanente. Quando il voto viene chiesto come argine, il campo che dovrebbe opporsi alla destra riceve consenso sotto ricatto e perde l’incentivo a meritarselo. L’avversario finisce così per stabilire il limite morale entro cui siamo autorizzati a scegliere. Una vittoria elettorale può rallentare il danno. Senza una forza sociale organizzata, lascia intatte le condizioni che rendono possibile il ritorno della destra. La Costituzione vive grazie a chi la difende nei rapporti reali, assai prima della scheda. Io voto ai referendum perché la decisione resta direttamente nelle mani dei cittadini. Alle elezioni politiche, invece, il mandato generale consegna per anni una quota di potere a soggetti che possono usarla contro chi li ha scelti. Comprendo la sua scelta difensiva. La mia resta un’altra: costruire l’argine fuori dal ricatto del meno peggio.

Avatar di marzia

Sono con te Lavinia ti leggo sempre per lacutezza delle tue analisi. Diffondo i tuoi scritti.Ho 70anni da quando avevo 15 anni mi sono sempre impegnata la lotta era parte di ne. Lotta di classe ovvio.ora da vecchia continua dove posso dal sostegno alla lotta del popolo palestinese ...all'impegno in nudm.

Lottare sino al mio ultimo respiro

Brava Lavinia. Continua a scrivere

Avatar di Valeria Savoca

Non sono anarchica ma ti capisco e credo nella possibilità di eleggere coloro che eseguono le decisioni della maggioranza, senza essere tecnici e con revocabilità immediata in caso contrario. Proprio come nella Comune di Parigi a cui ti riferivi in un altro intervento. Anch’io per molti anni non ho votato perché non credevo che chi era in lizza potesse portare avanti le mie stesse idee di società. Non ho smesso di non votare perché ho cominciato a crederlo, ma era un luogo nel quale portare battaglia. Se tutti votassero con una simile prospettiva non sarebbe la soluzione di tutti i mali ma renderebbe più visibile e magari più acuta la feroce lotta di classe che nella società vede sempre meno spazi di antagonismo pubblico. Certo, se tutti i non votanti di oggi non votassero con la consapevolezza e con la stessa determinazione che hai tu forse avremmo risolto il problema

Avatar di Lavinia Marchetti

il voto può essere un’arma soltanto quando l’eletto teme davvero chi lo ha mandato. Nella Comune di Parigi il mandato durava finché la comunità lo riconosceva; revoca e controllo tenevano il potere sotto sorveglianza. Oggi accade spesso il contrario e la realtà è che l’elettore obbedisce per cinque anni a chi avrebbe dovuto obbedirgli. Capisco la tua scelta di portare la battaglia dentro il luogo istituzionale. È una posizione seria, soprattutto quando il voto serve a rendere visibile il conflitto di classe anziché coprirlo con la governabilità. Io sono fuggita dalle istituzioni perché da dentro non ho mai visto cambiare nulla per quanto si lottasse. Ho fatto mille volte di più da fuori. La mia diffidenza nasce dal talento delle istituzioni nel trasformare una rottura in una carriera politica di prim'ordine e un movimento in ceto politico.

Avatar di Valeria Savoca

Cara Lavinia, il mio tentativo è fallito, sono uscita sbattendo la porta. Oggi sono una vecchia in pensione che cerca di fare quel che può. Anche per me vale l’aver fatto molto di più fuori che dentro

Avatar di Le Maleteste

Grazie Lavinia, per ogni riga, ogni riferimento, ogni singola parola, ogni tuo esserci ‘fuori’ per restare ‘dentro’ alla grande Storia degli Ultimi

Grazie.

Avatar di Le Maleteste

Va bene, l’accettiamo, ma grazie immense a te per la lucidità delle tue analisi e riflessioni, nonché per la tua essenza libertaria. Ah, e grazie di esserti iscritta al nostro modestissimo Substack. Ne siamo orgogliosi.

Avatar di smars

Praticamente hai scritto tutti i miei dubbi e pensieri che mi attanagliano ad ogni votazione.

Avatar di Umberto Santucci

Io ho votato il M5S che, andato al governo, ha fatto quello che mi aspettavo, anche se ostacolato in tutti i modi. Quindi se non si coalizza con un PD che imbarchi Renzi, lo rivoterò. Penso che l’attivismo individuale sia sacrosanto, ma debba comunque confluire verso una forza capace di governare, altrimenti è tutto vano.

Avatar di Andreina

Forse te l'ho già scritto in passato, io sono una che vota. Nelle ultime elezioni ho votato M5S e ne sono stata contenta anche se con il 32% sarei rimasta fieramente all'opposizione senza imbrattarmi prima con la lega e poi con il PD. Oggi sono in attesa di sentire parole chiare su alcuni temi per me fondamentali: riarmo, NATO, rapporti con Israele, sanità, diritti umani. Chi le pronuncera' avrà il mio voto. Non sono un'elettrice da voto utile, ma da voto di coscienza

Avatar di Lavinia Marchetti

Andreina, il voto di coscienza è molto più serio del voto utile, perché pone condizioni e accetta il rischio di restare senza casa elettorale. Il caso M5S, però, alimenta proprio la mia scelta: un 32% nato come rottura è diventato compatibilità prima con la Lega e poi con il PD.

Tu continui a cercare qualcuno che pronunci parole nette, io non lo cerco affatto in un partito. I partiti, per loro natura, mentono e agiscono per interessi personali. Io temo il momento successivo, quando quelle parole entrano nelle istituzioni e vengono piegate alla ragion di governo. La coscienza dell’elettore finisce spesso per diventare il capitale iniziale del trasformismo. La distanza fra noi sta tutta lì, ed è una distanza politica, priva di giudizio morale.

Avatar di Andreina

Io rispetto appieno la tua coerenza

Avatar di Roberto N

Condivido il disprezzo per chi non vota solo per menefreghismo ed il rispetto per chi ne fa una scelta consapevole. D'altronde è assolutamente vero che fare politica non è certamente mettere una crocetta, ma impegnarsi ogni giorno e lottare per la giustizia ed il bene comune.

La perplessità mi nasce considerando che la "democrazia" ateniese in fondo era una dittatura delle élite che sorteggiavano sì, ma tra chi si era già elevato al di sopra degli altri e viveva di privilegio per nascita.

In fondo anche i Parlamenti sono uno dei risultati di quelle lotte che, ad iniziare dal '700, hanno progressivamente diffuso nelle popolazioni la volontà di cominciare a decidere della propria vita, quando prima le ristrette élite erano letteralmente padroni della vita di uomini e donne come dei campi, del bestiame e delle fabbriche.

Ed allora mettere una crocetta non è certamente la democrazia, ma solo uno dei passaggi di una vita di impegno e partecipazione e, per questo, continuerò a farlo insieme a tutto il resto.

D'altronde di ritiri sull'Aventino ricordo esservene stati già due (se non ricordo male) ed entrambi non hanno avuto esiti propriamente fausti 🤷🏻‍♀️.

Avatar di Iris Pezzali

Cara Marchetti, il voto non è un simulacro e votare non impedisce affatto la necessità di fare lotta politica in ogni caso. Se, nel 2026, devo spiegare il valore del voto a chi lo snobba o denigra, penso che certa cultura reazionaria ha seminato con una efficacia ben più ampi ed estesa di quanto avessi già analizzato.

Avatar di Iris Pezzali

Raccapricciante riflessione, il voto non è "un simulacro". Il voto è stata una conquista di Libertà che abbiamo pagato col sangue cara signora, il sangue partigiano e antifascista in epoca moderna.

Avatar di PH Tollbooth

Coalitions are built from shared enemies more often than shared principles. Hatred is a crude mortar, but history has seen worse construction materials.

Avatar di Lorenza Sperti

Condivido anche le virgole!

Avatar di Isabella

Capisco fino all’ultima virgola quello che dici, non solo perché ho un marito che non credo abbia mai votato, ma che ha sempre lottato per riuscire ad affermare la propria presenza nel cambiamento; ma anche perché vivo, sempre più frequentemente una destabilizzazione e messa in crisi dei miei “punti fermi”. Uno di questi era il voto. Per me era onore e valore (oddio che brutti termini fascisti ho usato, ma credo rendano l’idea) prendere parte alla polis, anche se è vero che è una bella comodità prenderci parte così, una tantum, consegnando la propria identità in cambio di una matita copiativa. Però mi sono sempre sentita degna e ho sempre pensato che fosse necessario. Le tue parole non fanno che confermare, sostenere e dare nuova visione a dei dubbi che da qualche tempo mi si agitano dentro. La brava bambina si sente a disagio con la sua scelta di non trasgredire “troppo”. La brava bambina non ha più terreno sotto i piedi. E non solo di fronte al genocidio, e non solo di fronte alle guerre che si presentano in una veste che non conosciamo (e no, dai, non sono le guerre a cui siamo stati abituati a pensare fino almeno alla Bosnia…). Tutto non ha più terreno su cui fondarsi. E questo tutto sbaraglia le certezze, le eredità di pensiero, quello che diceva mia nonna che votava PLI o mia madre comunista da sempre, e quello che ho scelto io per non seguire nessuna di queste orme, trovandomi, però, in una condizione senza artigli. Capisco tutto davvero e ho visioni di tessere elettorali in mille pezzi. Eppure la lotta interiore è molto forte e gli assunti “democratici” non ci lasciano andare via tanto facilmente. A te, come sempre, invece, va il mio grazie grandissimo.

Avatar di Lavinia Marchetti

Isabella, ti capisco molto più di quanto possa sembrare. Anch’io, giovanissima, negli anni di Berlusconi, sentivo addosso quel dubbio e la vecchia nenia secondo cui l’astensione avrebbe consegnato il Paese al fascismo. Il PD ci marcia dal 1994. Il fascismo sociale e poliziesco, però, lo avevamo già incontrato. Genova 2001 appartiene alla memoria politica di una generazione; pochi mesi prima, a Napoli, la repressione era arrivata con “gli altri” al governo. Quella doppia esperienza mi insegnò presto che il colore dell’esecutivo può cambiare, mentre certe forme del potere sopravvivono benissimo. Alla fine, nella mia vita, ho votato soltanto ad alcuni referendum, perché lì la decisione restava immediatamente nelle mani dei cittadini. Nessun rappresentante chiamato a interpretarla per anni, nessuna cambiale in bianco. Capisco profondamente la “brava bambina” che descrivi. Per molto tempo ci hanno insegnato a vivere il voto come una prova di dignità civica, quasi un dovere perché erano morte molte persone per darci quel “diritto”. Il problema è che quel diritto è un paravento dietro al quale nascondersi e non fare altro. Il punto è: dove termina il dovere appreso e dove comincia la responsabilità scelta? Ormai è chiaro dove ci sta portando la “politica”. Confermare quel tipo di sistema, con tutti gli orrori che ha portato, con i suoi privilegi e ruberie? Perché?

Avatar di Roby

Tutto perfettissimo. Ma non abbiamo una collina abbastanza grande da ospitare milioni di persone. Senza contare che sulla collina non andavano certo tutti gli ateniesi, dunque c'era già una scelta elitaria a monte. Tutto perfettissimo, ma il sorteggio produrrebbe gente ancora (se possibile) più inetta al governo, dato il livello medio del popolo: prospettiva agghiacciante. Tutto perfettissimo, ma votare non esclude l' impegnarsi politicamente, con le azioni, nel modo da te descritto, e infatti è ciò che faccio da sempre, e vado anche a votare. E no, non voto il meno peggio, voto chi mi convince almeno su un punto per me fondamentale, ad esempio il riarmo. Tutto perfettissimo, ma una società molto complessa richiede risposte più complesse dell'impegno personale.

Avatar di Lavinia Marchetti

Nessuno propone milioni di persone radunate su un’altura. Una democrazia dal basso può articolarsi in assemblee territoriali collegate fra loro, con incarichi brevi e revocabili. Peraltro abbiamo la tecnologia per farlo facilmente. Atene aveva esclusioni gravissime. Proprio per questo rappresenta un precedente da studiare criticamente, anziché un modello da copiare. Il sorteggio contemporaneo, inoltre, potrebbe selezionare campioni socialmente rappresentativi e metterli nelle condizioni di ascoltare esperti, discutere e deliberare. L’idea che il cittadino medio sia troppo inetto contiene una tesi aristocratica dove la capacità politica apparterrebbe a una minoranza, ha presente che ministri abbiamo? L’esperienza dei parlamenti invita almeno a una certa prudenza su questa presunta superiorità. Che voto e impegno possano convivere è vero. Lei attribuisce alla scheda un’utilità tattica su un punto decisivo e agisce di conseguenza. Io considero il mandato elettorale troppo vasto rispetto agli strumenti di controllo disponibili dopo l’elezione. Quanto alla complessità, concordo sul problema e arrivo alla conclusione opposta. Una società complessa richiede competenze diffuse, poteri controllabili e decisioni distribuite. La competenza tecnica serve a trovare i mezzi; la scelta dei fini appartiene alla collettività. La collina per me può restare ad Atene. Il problema della separazione fra governanti e governati è ancora tutto davanti a noi.

Avatar di FFP3

Il pane si fa con farina acqua e lievito; si fa sporcandosi le mani impastandoli e cuocendolo bene. Da soli, questi elementi, non fanno il pane. E il pane non è un sistema complesso.

Avatar di User
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Jul 12
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Avatar di Lavinia Marchetti

Non ho mai chiamato caos le spinte dal basso. Ho restituito la parola a chi me la tira addosso. Caos, in bocca a chi difende il sistema, vuol dire la fine dell'ordine, e io osservo soltanto che questo ordine produce già macerie e guerra, altro che quiete. L'autorganizzazione non è il vuoto che subentra quando togli i rappresentanti, è un ordine diverso, più fitto e più faticoso. La rivoluzione, per come la vedo io, non è il caos, è il tentativo di darsi un'altra regola. Non mi contraddico, do soltanto alla stessa parola due padroni diversi. Concordo sulla critica a noi stessi, almeno in parte. Sul sintomo hai ragione. Siamo diffidenti e isolati, in gara l'uno contro l'altro. Dissento però sulla diagnosi, non credo che quella morte sia la nostra natura, ma un prodotto. Quarant'anni di una religione che ripeteva che la società non esiste, esistono solo gli individui in concorrenza, hanno fabbricato l'uomo solo e rancoroso che adesso descrivi. Il nichilismo, banalizzando. E allora scatta la trappola perfetta, il sistema produce l'isolamento e poi lo indica come prova che non siamo capaci d'altro. È il carceriere che ti mostra le sbarre come prova che meritavi la cella. Allora come si gestisce una società di morti? Non si gestisce, si rimette in movimento, le persone sono coma, non ancora in una tomba. Dal coma non si esce con un comizio, né con l'antifascismo portato come distintivo, e qui ti do ragione da vendere. Si esce con la pratica condivisa. La fiducia e la coesione sono ciò che nasce mentre ti organizzi. Ci si riscopre vivi quando si fa insieme una cosa che conta, uno sciopero che regge, una casa strappata a chi la teneva vuota. La solidarietà è un muscolo che cresce nell'uso. Per questo insisto sul fare più che sul votare, il voto ti lascia spettatore, e lo spettatore è esattamente il morto di cui parli. Chi agisce, no.

Avatar di Valeria Savoca

L’arte è sempre rivoluzionaria, perché è un prodotto, una merce se si vuole, che racconta la sua storia: la lotta di classe, le contraddizioni del suo tempo, l’oppressore e l’oppresso. Perciò è bene tramandarla e non è un caso che alcune guerre l’abbiano presa di mira distruggendo opere patrimonio dell’umanità

Avatar di Massimo

Purtroppo non condivido questo abbandono del confronto politico. Vuol dire lasciare tutto in mano ad altri e assistere inermi allo scempio totale ed alla distruzione di diritti che ora pensiamo inalienabili, ma che tali non sono. Continuerò a credere nel diritto di ciascuno di noi di poter esprimere una scelta usando gli strumenti che abbiamo a disposizione in questa democrazia malata. Mi batterò per questo, fin tanto che sarà ancora possibile. Pensateci, tanti pensieri possono fare qualcosa se vanno nella stessa direzione, mentre un'unica idea luminosa, se isolata, rischia di spegnersi rapidamente.

Avatar di Lavinia Marchetti

Lasciare tutto in mano ad altri è precisamente ciò che temo nella delega elettorale: consegnare per anni la propria quota di sovranità e poter intervenire soltanto alla scadenza successiva. I diritti restano vivi quando esistono forze sociali capaci di difenderli ogni giorno, nei luoghi di lavoro, nei quartieri e nelle piazze. Le nostre istituzioni, legate braccia e mani alla politica le sembra funzionino? La scheda può essere uno strumento; per me possiede un’efficacia troppo debole e intermittente e significa giustificare un sistema che ci porta in guerra, che affama ¾ di mondo e ci riduce diritti ogni giorno.

Sull’ultima frase siamo più vicini di quanto sembri. Un’idea isolata si spegne. Una pratica condivisa acquista forza. È precisamente lì che ho scelto di stare e ben distante dalle urne.

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Jul 12Modificato
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Avatar di Massimo

Aldo, il momento è grave. Non lo capite ora che siete ancora liberi di esprimervi? Peccato, sono stanco dei distinguo radical chic che nulla hanno a che vedere con la gente e con reali sentimenti della strada. Buona visione a tutti...

Avatar di Valeria Savoca

Attento! Stai parlando di estinzione! Inoltre se fosse morto l’occidente, e la sua realtà odierna lo fa sospettare, è importante ricordare che non esiste solo l’occidente

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Jul 12
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Avatar di Valeria Savoca

Mi dispiace che tu sia così pessimista! Spero invece che altri popoli e civiltà raccolgano quanto di meglio per l’umanità possiamo tramandare, come è già avvenuto ad altre civiltà morenti